TESTIMONIANZE - TACCUINO DI VIAGGIO
testimonianze blade runner adventure
HELISKI E CATSKIING IN CANADA by Marco LANZONI

PROLOGO

Capito per caso alla fiera Skipass, appassionato di montagna da sempre il Canada era un sogno segreto, di quelli che si fanno ad occhi aperti ma destinati a rimanere sogni.

Gironzolo per gli stand e, ovviamente, mi soffermo un attimo di più su quello canadese. L'hostess, bella e brava, mi sottopone alcuni esempi di viaggi e iniziamo a parlare, dopo poco si unisce a noi il sig. Camolese di Blade Runner, prima di salutarci mi regala una videocassetta sull’eliski, non posso fare a meno di notare il suo sorriso sornione.

RISULTATO

Partenza fissata per il giorno 4 gennaio, programma: 4 giorni di cat skiing, uno di eliski e 2 giorni di sci tradizionale, il gruppo formato da Blade Runner è composto da me e 2 ragazzi bresciani, mai visti ne sentiti prima, intenzionati però a fare la stessa cosa.

Il giorno 2 gennaio mi ammalo, tosse e febbriciattola,  il 3 gennaio la cosa si aggrava, corsa in farmacia a prendere “tutto” il possibile per guarire.  La mattina del 4, giorno della partenza, al resto si aggiungono nausea e vomito, per un attimo mi coglie il pensiero di rinunciare,  sto malissimo e non mi reggo in piedi. Ma caspita mi attende il Canada!  Per fortuna un amico mi accompagna all'aereoporto. Il viaggio Bologna -Francoforte e Francoforte – Calgary passa in un torpore unico dovuto alla febbre.

Arriviamo a Calgary, l'adrenalina inizia a pompare. Vista la mole dei nostri bagagli, alle valigie si aggiungo i due snowboard dei bresciani, decidiamo di  non prendere la normale autovettura già prenotata che ci attendeva e optiamo per un super  fuoristrada 4 x 4, che è grande, comodo e poi.....fa tanto Canada anche quello. (questa scelta la consiglio a tutti)

Arriviamo a Banff, si pernotta e la mattina seguente partiamo per Revelstoke, saranno  le medicine, sarà  l'eccitazione ma  mi sento già molto meglio.

Finalmente giunge il momento di partire per la prima sciata, dopo un breve viaggio dall’albergo in pulman arriviamo alla base dei gatti, noleggiamo gli sci, ENORMI, si regolano gli attacchi e saliamo sul gatto. Nevica.

Arriviamo ad un primo punto di ritrovo dove ci consegnano gli arva e ci danno le istruzioni di base su come utilizzarli e su cosa fare in caso di valanga, mi sembra chiaro che se succedesse sul serio nonostante gli arva e il resto sicuramente rimpiangerei le code ai nostri impianti nostrani!

Si riparte e dopo un po'  finalmente arriviamo all’inizio della prima discesa, le raccomandazioni principali sono: non tenere mai i bastoncini con i lacci infilati nei polsi perchè se uno rimane incastrato in un ramo o cespuglio si rischia...di perdere un braccio, attenzione massima ai tree wells, cioè alle buche sotto agli alberi dovo la neve non arriva, con 2,5/ 3 metri di innevamento medio se uno ci scivola dentro e si trascina dietro un po' di  neve, semplicemente.. scompare li sotto, ed infine seguire sempre il gruppo e non avventurarsi da soli in altre zone.

Partiamo, la sensazione è incredibile, affondi fino alle ginocchia in questa polvere finissima, la neve  è abbastanza leggera nonostante continui a nevicare e la temperatura sia abbastanza alta e l'umidità al massimo, gli sci sono pesanti e ingombranti ma si riesce più o meno a farli girare. Le guide si raccomandano di non sedersi e tenere le braccia alte davanti al corpo.

Prime impressioni: non so sciare! Cado con una frequenza allarmante e ogni volta c'è il dramma di doversi rimettere gli sci in mezzo alla neve così alta. In una occasione in 4 abbiamo addirittura  impiegato 25 minuti per trovare un mio sci, perso in mezzo alla neve.

A mezzogiorno sono stremato, il morale è basso, non riesco a sciare e non ho più forze.

Poi .....mentre sono in piedi fermo faccio una leggera torsione con il busto e sento che si staccano entrambi gli sci. Ma allora......? Certo gli attacchi! Con questa neve così alta lo sforzo dell'attacco è molto superiore e quindi va regolato più stretto. Ne parlo con la guida che mi da ragione, arriviamo giù al gatto e in un attimo mi vengono stretti gli attacchi.

Finalmente! è un altro mondo, prima evidentemente molte,  anche se  non tutte sinceramente, le cadute erano dovute al fatto che perdevo gli sci al momento di girare, non me ne rendevo conto e semplicemente mi ritrovavo in mezzo alla neve.

Per quel giorno le forze sono comunque esaurite ma la nuova consapevolezza che non tutto è perduto mi permette di rendermi almeno conto che qualcosa posso fare anch'io.

Gli altri tre giorni trascorrono sciando in paesaggi stupendi, con una quantità di neve per noi italiani inconcepibile, alternando discese su tracciati abbastanza aperti ma mai molto pendenti  ad altri in mezzo ai boschi.

Attenzione, quando una guida vi dice che adesso si scende in mezzo al bosco, vuol dire un bosco dove la distanza media tra un abete e l'altro è al massimo di 1/1, 5 metri! Cioè si scende per......scansare gli alberi, sempre con la neve fino alle ginocchia. Molto faticoso ma molto “godurioso”.

Nevica praticamente in continuazione, si scia sempre su neve immacolata.......no,  non si può descrivere.

Il pomeriggio del quarto giorno si riparte per Banff, ci spiace andare via ma siamo consapevoli che il giorno dopo ci attende l'evento clou, l'elicottero nella stazione di Panorama.

Si parte presto, ore 6.30, con un pullman che ci viene a prendere puntualissimo all'albergo (tutto organizzato dall'Italia).  Dopo 2 ore  abbondanti di viaggio si arriva alla località di Panorama, piccola ma graziosa. Ci viene offerta una super colazione, poi la consueta scelta degli sci e di nuovo le istruzioni sull'arva con un supplemento riguardante il come salire e scendere dall'elicottero.

Poi finalmente si parte.

Certo qui la musica è diversa, in un attimo si sale di quota in maniera considerevole, si arriva a picchi molto più elevati e le discese sono decisamente più aperte, con una pendenza maggiore.

La minor quantità di alberi, l'allenamento fatto nei giorni precendenti e...gli attacchi ben regolati  permettetono di fare evoluzioni notevoli, almeno per i miei standard.

La guida, Chris si chiama, è simpaticissima,  prima di iniziare una discesa ricorda a tutti che la parola d’ordine è “down” (giù) e ci invita sempre a fare ognuno la propria traccia, tanto di spazio e neve c’è né per tutti.

Il massimo lo raggiungiamo con l’ultima discesa, forse organizzata proprio ad arte, quando l’elicottero si ferma sopra la cima di una montagna, una piccolo rettangolo dove a stento trova spazio il pilota  per atterrare, il tempo di scendere e recuperare ognuno il proprio paio di sci che ci rendiamo conto che alle nostre spalle si trova una parete praticamente a strapiombo e davanti a noi, unica alternativa, una discesona con una pendenza importante costellata da un discreto numero di alberi. Ripetuta la ormai consueta parola d’ordine da parte di Chris ci tuffiamo verso valle.

Accidenti, è incredibile, la pista è cosi ripida che ad ogni curva le code degli sci si sollevano in aria per poi affondare dolcemente nel manto candido. La neve è stupendamente soffice e leggera,  mi sento un fuoriclasse! Le curve si susseguono morbide, la ripidità della pista aiuta a curvare rendendo il tutto più facile, alla prima sosta siamo tutti a bocca aperta per la meraviglia e la gioia.

Poi…tutto finisce, la giornata termina in un lampo, un saluto a Chris e un grazie grande come il mondo per l’esperienza vissuta.

Torniamo a Banff con gli occhi luccicanti per l’emozione e il rimpianto per una giornata di sci che probabilmente sarà irripetibile nella vita.

Per i successivi due giorni  era previsto sci tradizionale a Lake Louise, rinomata stazione sciistica, teatro di gare di coppa del mondo.

Noleggio un paio di sci normali, molto cari, e partiamo.

E’ strano vedere come in una nazione così moderna alcune cose siano rimaste invece molto arretrate, gli impianti sono vecchi, molte seggiovie biposto che sembrano dipinte a mano con la vernice verde che da noi si trovava 20 anni fa,  il controllo degli skipass  effettuato da ragazzi a vista.

Partiamo, la giornata non è bella, ci sono nuvole basse e fa molto freddo, - 20 in quota.

Dopo una prima discesa di riscaldamento ci avventuriamo su una nera, di quelle classificate con un esagono  appunto di colore  nero sulle cartine. Di più ci sono solo quelle a 2 diamanti, che sono discese di sci estremo.

I primi 5 metri sono un muro verticale, giuro,  con un paio di scalini su cui saltare per arrivare giù, segue poi in pianone con buche così profonde  e cunette tanto alte che sembra un campo bombardato, uno dei miei due amici con lo snow rinuncia e prosegue a piedi, noi teniamo duro e continuiamo fino alla fine con poca gioia per le nostre gambe.

Sciamo ancora per un paio d’ore ma……non c’è più la magia delle montagne viste nei giorni precedenti, manca la sensazione che solo la “powder” sa dare. Non ci piace invece di dover scansare alberi stare attenti alle persone in mezzo al pista. Il pensiero è sempre là, a Revelstoke e a Panorama.

All’una smettiamo di sciare.

No, non si può dopo 5 giorni di neve fresca pensare di poter trovare immediata soddisfazione nel fare le code agli impianti, nel scendere e vedere costantemente i propri sci davanti a noi, arrivare in fondo senza nemmeno un po’ di neve addosso.

Il giorno seguente preferiamo prendere il gippone e andare  a fare un giro turistico nelle zone circostanti Banff.

EPILOGO

Del ritorno a casa meglio non parlare, dico solo che per quell’anno non sono più voluto andare a sciare, semplicemente non me la sentivo più, non provavo più attrazione per “il nostro sci”.

Non posso non ringraziare Blade Runner e il sig. Camolese in particolare per la splendida vacanza, tutto è stato organizzato alla perfezione, tutto quanto descrittomi prima di partire corrispondeva al vero e mi ha permesso di realizzare un sogno, cosa che non capita a tutti nella vita.

Marco Lanzoni